L'intelligenza artificiale mi toglierà il lavoro?
Cosa hanno misurato ILO, FMI, OCSE, Stanford, Microsoft, Anthropic, Banca d'Italia e Istat su AI e lavoro, cosa hanno trovato e dove si fermano le risposte.
Foto: Arlington Research / Unsplash
Dopo aver letto questo articolo saprai:
- Distinguere un lavoro esposto all'AI, uno che l'AI aiuta e uno che l'AI sostituisce
- Leggere i principali studi su AI e lavoro: cosa hanno misurato, quando e cosa non possono dimostrare
- Scomporre il tuo lavoro in compiti e trovare una formazione gratuita e ufficiale sull'AI
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Per la maggior parte delle persone, finora no, ma nessuno studio può promettere qualcosa sul tuo lavoro in particolare. I grandi studi internazionali concordano su tre punti. L’intelligenza artificiale (AI) potrebbe svolgere alcuni compiti in una quota di lavori che, a seconda dello studio, va da uno su quattro a quasi quattro su dieci nel mondo. In molti di questi lavori è più probabile che l’AI cambi il modo di lavorare piuttosto che cancellare il posto. E fino a metà 2026 i dati sull’occupazione non mostravano perdite di posti in massa. Gli studi però si fermano davanti al futuro: misurano compiti e prime tendenze, non quello che deciderà il tuo datore di lavoro. E c’è un primo segnale da tenere d’occhio: negli Stati Uniti si assumono meno giovani nei lavori più esposti all’AI.
Ogni studio citato qui sotto è stato aperto il 31 ottobre 2026 sul sito di chi lo ha pubblicato, e lo trovi con la sua data e con quello che non dimostra. Nessuno è una previsione di quanti posti di lavoro spariranno.
Che differenza c’è tra “esposto”, “sostituito” e “aiutato”?
Per gli economisti un lavoro è un insieme di compiti. Un impiegato di banca scrive lettere, controlla documenti, serve i clienti allo sportello e calma quello arrabbiato. Un modello linguistico, il programma che scrive le risposte in ChatGPT, Gemini o Claude, può preparare la bozza della lettera. Allo sportello, però, non ci può stare.
- Esposto vuol dire che l’AI potrebbe svolgere alcuni compiti di quel lavoro, almeno in teoria. Misura ciò che è possibile, non ciò che succederà. Gran parte dei numeri grossi che finiscono nei titoli dei giornali sono numeri di esposizione.
- Aiutato (gli economisti dicono che l’AI è “complementare” al lavoro) vuol dire che l’AI fa una parte del lavoro e la persona il resto, spesso più in fretta. Il lavoro resta, ma cambia.
- Sostituito vuol dire che per quel lavoro si impiegano o si assumono meno persone. Dei tre è l’unico che costa posti di lavoro, ed è il più difficile da misurare, perché le assunzioni calano anche per altri motivi, come tassi di interesse alti o un’economia che rallenta.
Esposto non vuol dire sostituito. Il Fondo monetario internazionale porta l’esempio dei giudici: molto esposti, perché l’AI sa leggere e riassumere testi giuridici, ma protetti, perché “oggi è improbabile che la società affidi le sentenze a un’AI senza supervisione”.
Cosa dicono i principali studi?
| Studio e data | Cosa ha misurato | Risultato principale | Cosa non dimostra |
|---|---|---|---|
| Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), l’agenzia dell’ONU per il lavoro, Working Paper 140, 20 maggio 2025 | Esposizione: quali tra quasi 30.000 compiti lavorativi l’AI generativa potrebbe svolgere, calcolata poi per i lavori di tutto il mondo | Un lavoratore su quattro ha un lavoro con una certa esposizione; il 3,3% è nel gruppo più esposto (il 4,7% delle donne occupate, il 2,4% degli uomini); i lavori d’ufficio di supporto amministrativo sono i più esposti | Posti di lavoro persi davvero. La sintesi dell’ILO prevede che la maggior parte dei lavori sarà “trasformata invece che resa superflua” |
| Fondo monetario internazionale (FMI), Staff Discussion Note 2024/001, 14 gennaio 2024 | Esposizione all’AI in generale, e quanto ogni lavoro è protetto dal suo contesto sociale, etico e fisico | Quasi il 40% dei lavori nel mondo è esposto: circa il 60% nelle economie avanzate, il 40% in quelle emergenti, il 26% nei Paesi a basso reddito. Nelle economie avanzate circa metà dei lavori esposti potrebbe subirne danni, mentre gli altri potrebbero guadagnarci | Posti persi. La nota definisce le sue misure relative (un lavoro è più o meno esposto di altri), e le opinioni sono degli autori, non necessariamente del FMI |
| OCSE, Employment Outlook 2026, luglio 2026 | Dati reali sull’occupazione in Australia, Canada, Unione europea e Stati Uniti | Le aziende “potrebbero aver cominciato ad automatizzare alcuni lavori”, “anche se finora i dati ne mostrano pochi segni”; il ruolo dei modelli linguistici nelle difficoltà dei giovani a trovare lavoro “resta limitato” | Effetti che potrebbero arrivare più avanti. Secondo l’OCSE le prove sono “contrastanti e riguardano soprattutto gli Stati Uniti” |
| Stanford Digital Economy Lab, Canaries in the coal mine?, agosto 2025, rivisto il 12 agosto 2026 | Dati reali delle buste paga di milioni di lavoratori statunitensi, fino a giugno 2026 | Nessun segno di perdite di posti nell’insieme dell’economia. Nei lavori più esposti l’occupazione dei giovani tra i 22 e i 25 anni è più bassa del 19% rispetto a quella che ci sarebbe se avesse tenuto il passo con i lavori meno esposti; per chi ha più esperienza il divario non c’è | La prova che la causa sia l’AI: gli autori parlano di “indicatori iniziali e descrittivi”. È un working paper, non sottoposto alla revisione di altri esperti (peer review); solo Stati Uniti |
| Microsoft Research, Working with AI, luglio 2025, rivisto il 23 ottobre 2026 | Uso reale: 200.000 conversazioni anonimizzate con Microsoft Bing Copilot, da gennaio a settembre 2024 | Le persone chiedono all’AI soprattutto di aiutarle a trovare informazioni e a scrivere. I punteggi più alti sono nei lavori informatici e matematici, nel supporto d’ufficio e amministrativo e nelle vendite | Gli effetti su posti e stipendi, che secondo gli autori “dipenderanno da decisioni aziendali difficili da prevedere”. Solo gli utenti di un prodotto, con i dati di Microsoft sul proprio prodotto. La versione rivista su arXiv è indicata come articolo per NeurIPS 2026, un convegno di ricerca |
| Anthropic Economic Index, rapporti del 15 gennaio 2026 e del 26 giugno 2026 | Uso reale: campioni di conversazioni con Claude, classificate da Claude stesso, e un sondaggio su circa 9.700 utenti di Claude | A novembre 2025, nel 52% delle conversazioni su Claude.ai l’AI aiutava una persona, nel 45% svolgeva un compito con poche indicazioni. Il 10% degli utenti intervistati riteneva probabile perdere il lavoro nei 12 mesi successivi | La popolazione nel suo insieme: Anthropic scrive che il suo sondaggio “non è rappresentativo della popolazione generale”. Sono dati del produttore stesso |
| Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza (QEF): n. 878, “Una valutazione dell’esposizione del mercato del lavoro all’intelligenza artificiale in Italia”, ottobre 2024, e n. 1005, “L’impatto economico dell’adozione dell’intelligenza artificiale: evidenza dalle imprese italiane”, marzo 2026 | Esposizione dei lavoratori italiani (n. 878); imprese italiane con almeno 50 addetti (n. 1005) | Circa 9 milioni di lavoratori italiani sono molto esposti, e per 5 milioni di loro l’AI sarebbe un vantaggio. Le imprese che hanno adottato l’AI hanno spostato l’occupazione verso profili più qualificati, “senza effetti negativi sull’occupazione complessiva” | Posti persi (il n. 878 misura l’esposizione); imprese sotto i 50 addetti (n. 1005), in un periodo in cui usava l’AI poco più del 10% delle imprese intervistate |
| Istat, Imprese e ICT 2025, 15 dicembre 2025 | Quante imprese italiane con almeno 10 addetti usano l’AI | Nel 2025 il 16,4% usava almeno una tecnologia di AI, contro l’8,2% del 2024 e il 5,0% del 2023 | Nulla su posti guadagnati o persi: misura l’uso, non gli effetti |
Due di questi studi vengono da aziende che vendono assistenti AI e si basano sulle conversazioni dei propri utenti: Microsoft, che produce Copilot, e Anthropic, che produce Claude. Anche questo sito è scritto in parte con Claude, quindi tieni presente che l’Anthropic Economic Index raccoglie dati di Anthropic sul proprio prodotto. Tutti e due descrivono come le persone usano uno strumento, non l’intero mercato del lavoro.
L’AI ha già fatto perdere posti di lavoro?
Non su larga scala, secondo i dati fino a metà 2026. Sui giovani, però, la domanda resta aperta.
L’OCSE ha esaminato Australia, Canada, Unione europea e Stati Uniti. La disoccupazione dei giovani laureati, rispetto al resto della popolazione in età da lavoro, cresceva “già molto prima della diffusione dei modelli di AI generativa”, e non ha cambiato direzione quando le aziende hanno cominciato a usare molto l’AI, tra metà 2023 e inizio 2024. Citando altri studi, l’OCSE aggiunge che i lavori più esposti si concentrano in settori come la finanza e i servizi professionali, che tagliano le assunzioni in fretta quando l’economia peggiora. Un calo lì può sembrare un effetto dell’AI anche quando non lo è.
Per un gruppo, lo studio di Stanford va nella direzione opposta. Negli Stati Uniti i giovani nei lavori più esposti sono rimasti molto indietro rispetto ai coetanei, soprattutto perché ne sono stati assunti meno. Il calo si concentra nei lavori in cui l’AI viene usata per fare il lavoro al posto della persona; dove viene usata per aiutare, l’occupazione è rimasta stabile o è cresciuta. Gli autori sottolineano che questo non dimostra che la causa sia l’AI.
I due risultati possono essere veri entrambi. Stanford guarda da vicino un gruppo ristretto in un solo Paese; l’OCSE guarda i giovani che entrano nel mercato del lavoro, laureati e non, in diversi Paesi.
Cosa dicono gli studi sull’Italia?
Secondo lo studio della Banca d’Italia del 2024, in Italia i lavori più esposti sono soprattutto nei servizi, dove lavorano molte donne e molte persone qualificate. Pochi passano da un lavoro all’altro tra livelli di esposizione diversi. E chi lascia un lavoro molto esposto, in cui l’AI potrebbe sostituirlo, va per lo più verso lavori meno esposti, in cui però “le retribuzioni sono generalmente inferiori”. Lo studio di marzo 2026 aggiunge che le imprese che hanno adottato l’AI hanno anche aumentato produttività e profitti.
I numeri dell’Istat mostrano quanto siamo ancora all’inizio. Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti usava qualche forma di AI, il doppio dell’anno prima. Tra le imprese che avevano preso in considerazione l’AI senza poi investirci, quasi il 60% indicava come freno la mancanza di competenze adeguate.
Quali lavori sono più esposti, e quali meno?
Sul quadro generale gli studi concordano:
- Più esposti: il lavoro d’ufficio di supporto amministrativo (ILO, FMI); i lavori informatici e matematici, il supporto d’ufficio e amministrativo e le vendite (Microsoft), con i ricercatori di Microsoft che citano anche interpreti e traduttori, scrittori e autori. Come esempio di lavoro in cui l’AI rischia più di sostituire che di aiutare, il FMI indica il telemarketing.
- Esposti, ma con più probabilità di essere aiutati: il FMI cita chirurghi, avvocati e giudici, lavori con “un alto grado di responsabilità e di relazioni con le persone”.
- Meno esposti: i lavori manuali e in presenza. Microsoft ha trovato i punteggi più bassi nei lavori “che richiedono di lavorare fisicamente con le persone”, e il FMI porta come esempi i lavapiatti e gli artisti dello spettacolo.
Questi studi riguardano programmi che leggono e scrivono. I robot che fanno lavori fisici sono un’altra storia, più lenta, raccontata in Che cos’è l’embodied AI?.
Cosa puoi fare per il tuo lavoro?
- Fai la lista dei tuoi compiti. Scrivi cosa fai in una settimana normale, non il nome del tuo ruolo.
- Segna ogni compito. Quelli davanti a uno schermo, con testi, numeri o risposte standard, sono i compiti esposti. Quelli fatti con le mani, di persona, o in cui la responsabilità è tua, sono meno esposti.
- Prova l’AI su un compito esposto. Chiedi a un assistente una bozza o un riassunto e controlla ogni riga. Non inserire dati di lavoro riservati: quello che scrivi resta sui computer del produttore, e alcuni produttori, tra cui OpenAI, lo usano per addestrare i loro modelli se non disattivi l’opzione.
- Impara a usarla. Il FMI avverte che “i lavoratori senza competenze legate all’AI rischiano una riduzione dell’occupazione” anche nei lavori in cui l’AI soprattutto aiuta. Elements of AI è un corso online gratuito creato dall’Università di Helsinki e da MinnaLearn; l’edizione italiana è promossa dalla Fondazione Cotec con l’Università Roma Tre.
- Chiedi al tuo datore di lavoro. Con l’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, le aziende che usano sistemi di AI devono prendere misure per sostenere l’alfabetizzazione sull’AI del proprio personale, cioè le conoscenze e le competenze per usarla in modo consapevole. Lo spiegano le domande e risposte della Commissione europea, aggiornate il 20 ottobre 2026. È un buon motivo per chiedere una formazione.
Per continuare
- Che cos’è un agente AI?: l’AI che clicca e scrive al posto tuo, e svolge i compiti invece di aiutarti a farli.
- ChatGPT è gratis?: cosa fa la versione gratuita e quando conviene un piano a pagamento, se vuoi provare l’AI sui tuoi compiti.
- AI generativa: la tecnologia che la maggior parte di questi studi misura.
Domande frequenti
È vero che l'AI sostituirà il 40% dei lavori?
No, nessuno degli studi aperti per questa pagina lo dice. Il 40% viene da una nota del Fondo monetario internazionale di gennaio 2024 e conta i lavori esposti all'AI, cioè quelli in cui l'AI potrebbe svolgere una parte dei compiti. Nei Paesi ricchi, secondo il Fondo, circa metà dei lavori esposti potrebbe subirne danni e l'altra metà guadagnarci. È una stima di ciò che è possibile, non un conto dei posti persi.
L'AI sostituirà gli avvocati?
Il Fondo monetario internazionale mette avvocati, chirurghi e giudici tra i lavori molto esposti all'AI ma anche ben protetti, per le responsabilità e il contatto con le persone: è più probabile che l'AI li aiuti invece di sostituirli. La stessa nota avverte che chi fa questi lavori senza competenze sull'AI può comunque rimetterci. Nessuno studio di questa pagina conta posti di avvocato persi per colpa dell'AI.
Quali lavori l'AI non può sostituire?
Nessuno studio promette che un lavoro sia al sicuro per sempre. Oggi i meno esposti sono i lavori manuali e in presenza: i ricercatori di Microsoft hanno trovato i punteggi più bassi nei lavori che richiedono di lavorare fisicamente con le persone, e il Fondo monetario internazionale cita come esempi i lavapiatti e gli artisti dello spettacolo. Questi studi riguardano programmi come i chatbot, non i robot.
I giovani perdono il lavoro per colpa dell'AI?
I dati non concordano. Uno studio di Stanford trova che negli USA, a giugno 2026, i 22-25enni occupati nei lavori più esposti all'AI erano il 19% in meno del previsto, soprattutto per le minori assunzioni, ma lo considera un primo segnale, non una prova. Per l'OCSE la disoccupazione dei giovani laureati, rispetto agli altri adulti, saliva già molto prima dell'AI generativa, e finora il ruolo dell'AI sembra limitato.
Dove posso imparare a usare l'AI gratis?
Elements of AI è un corso online gratuito creato dall'Università di Helsinki e da MinnaLearn; in Italia lo promuove la Fondazione Cotec con l'Università Roma Tre. Se nel tuo lavoro si usano strumenti di AI, chiedi una formazione: in base all'AI Act europeo, le aziende che usano sistemi di AI devono prendere misure per sostenere l'alfabetizzazione sull'AI del proprio personale.
Argomenti: AI e lavoro, lavoro, studi, AI generativa, Italia