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Cos'è l'intelligenza artificiale e come comincio a usarla senza rischi?

Cos'è l'intelligenza artificiale di oggi, quali assistenti provare gratis, come chiedere bene, proteggere i dati, riconoscere i falsi e tutelare i figli.

A young woman shows an elderly man something on a phone lying on a wooden kitchen table, while an older woman stands beside them watching

Foto: YouVersion / Unsplash

Dopo aver letto questo articolo saprai:

  • Spiegare con parole semplici cosa sono gli assistenti AI, i programmi che creano immagini e gli agenti, e cosa non sono
  • Scegliere un assistente gratuito o a pagamento e scrivere una prima richiesta chiara
  • Proteggere i tuoi dati, i tuoi figli e i tuoi soldi con poche impostazioni e qualche controllo
In questa pagina
  1. Cos’è l’intelligenza artificiale di cui parlano tutti?
  2. Quali assistenti AI puoi usare?
  3. L’intelligenza artificiale è gratis, o conviene pagare?
  4. Come si scrive una buona prima richiesta?
  5. Cosa sa fare bene l’AI, e dove sbaglia?
  6. Cosa succede a quello che scrivi?
  7. Come si creano immagini con l’AI, e come si riconosce un falso?
  8. Cos’è un agente AI, e quali permessi non dovresti dargli?
  9. E i bambini e i ragazzi?
  10. L’AI cambierà il tuo lavoro o la tua scuola?
  11. Quali regole ti proteggono?
  12. Quanta energia e quanta acqua consuma l’AI?
  13. Undici parole da conoscere
  14. Per continuare
  15. Domande frequenti

L’intelligenza artificiale di cui si parla oggi è soprattutto un programma per computer con cui parli usando parole normali: scrivi o dici cosa vuoi, e lui scrive una risposta, crea un’immagine o, sempre più spesso, svolge un compito su un sito al posto tuo. ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot e Meta AI sono alcuni esempi. Per cominciare senza rischi, prova una delle versioni gratuite su qualcosa che puoi controllare da solo, tieni fuori password, dati sulla salute e informazioni su altre persone, e guarda l’impostazione che permette all’azienda di usare le tue chat per migliorare la sua AI. Tratta ogni risposta come la bozza di un aiutante veloce che a volte sbaglia con aria sicura: tutto quello che conta, verificalo con una persona o con una fonte ufficiale.

Questa guida risponde alle domande più frequenti in tredici brevi capitoli. Ognuno dà la risposta in poche frasi e, quando sul sito c’è, rimanda alla pagina che la spiega nel dettaglio. Ogni informazione è stata controllata il 31 ottobre 2026 sulle pagine dei produttori e delle autorità. È una pagina viva: viene ricontrollata ogni mese, perché piani, prezzi e impostazioni cambiano spesso.

Cos’è l’intelligenza artificiale di cui parlano tutti?

È una famiglia di programmi che imparano dagli esempi invece di seguire regole scritte una per una, un metodo che si chiama machine learning (apprendimento automatico). Le persone ne incontrano soprattutto tre tipi:

  • Assistenti, o chatbot, come ChatGPT o Gemini: tu scrivi una domanda, loro scrivono una risposta. Il programma che c’è dietro è un modello linguistico di grandi dimensioni, un programma addestrato su enormi quantità di testo per scriverne di nuovo.
  • Programmi che creano immagini, video e voci: producono immagini, filmati o voci nuove partendo da una richiesta scritta. Insieme agli assistenti formano l’AI generativa, l’AI che crea contenuti nuovi.
  • Agenti: un agente AI non si ferma alla risposta. Clicca, scrive e compila moduli su un computer o su un sito al posto tuo.

Cosa non è: non è una persona, non sa niente di te a meno che non sia tu a dirglielo, e non è una biblioteca di fatti verificati. Scrive quello che si adatta meglio alla tua richiesta, ed è per questo che può sembrare sicura e sbagliare lo stesso (lo spiega più sotto il capitolo “Cosa sa fare bene l’AI, e dove sbaglia?”).

Quali assistenti AI puoi usare?

Su questo sito sono messi a confronto nove assistenti molto conosciuti, in ordine alfabetico. Questo sito è scritto con strumenti di intelligenza artificiale, tra cui Claude di Anthropic, uno degli assistenti messi a confronto. Il confronto usa solo le informazioni pubblicate dai produttori, con i link.

AssistentePiano a pagamento più economico, come lo mostrava il produttore il 31 ottobre 2026Età minima nelle condizioni del produttore
ChatGPTGo, 8 € al mese (pagina vista dall’Italia)13 anni; sotto i 18 serve l’autorizzazione di un genitore o del tutore
ClaudePro, 17 dollari al mese con fatturazione annuale oppure 20 dollari con fatturazione mensile, tasse escluse18 anni
DeepSeekNessun piano a pagamento pubblicato per i privatiPensato “principalmente per adulti”; sotto i 18 anni con il consenso del tutore legale
GeminiGoogle AI Plus, 4,99 € al mese13 anni, o l’età prevista nel tuo paese
GrokPlus, 8 € al mese, tasse escluse (pagina vista dall’Italia)13 anni; dai 13 ai 17 anni serve il permesso di un genitore o del tutore
Meta AIMeta One Core, 7,99 dollari al mese come annunciato a settembre 2026; nessun prezzo in euro trovato13 anni, o l’età più alta prevista nel tuo paese
Microsoft CopilotMicrosoft 365 Personal, 10,00 € al mese o 99,00 € all’anno13 anni, a volte di più secondo le leggi del tuo paese
Mistral Vibe (Le Chat)Pro, 14,99 al mese in dollari o in euro, tasse escluse13 anni, con il permesso di un genitore o del tutore dove richiesto
PerplexityPro: prezzo non verificato, perché la pagina di Pro lo mostra solo in un browser; Education Pro, per studenti e docenti verificati, 10 dollari al mese13 anni; per un minore le condizioni le deve accettare un genitore o il tutore

I prezzi sono riportati come li mostra ogni pagina: i dollari non sono convertiti in euro, perché l’importo che paghi davvero può essere diverso, e alcuni prezzi sono senza tasse. Non si possono nemmeno confrontare direttamente, perché alcuni piani includono spazio di archiviazione o altri servizi.

Non esiste l’assistente “migliore”: quello giusto dipende dal tuo budget, dalla tua età o da quella di tuo figlio, dalla lingua in cui scrivi e da come vuoi che vengano trattate le tue chat. Assistenti AI a confronto risponde per profilo (studente, genitore, chi lavora, piccola attività, pensionato, insegnante) e aggiunge app, lingue e impostazioni sui dati di tutti e nove. Quale AI mi serve? ti fa sei domande e divide i nove assistenti in base alle tue risposte.

L’intelligenza artificiale è gratis, o conviene pagare?

Puoi cominciare gratis. Tutti e nove gli assistenti della tabella si possono provare senza pagare, e la maggior parte mette dei limiti alla versione gratuita. OpenAI, per esempio, dice che chi usa ChatGPT gratis ha “chat di testo quotidiane illimitate, nel rispetto delle misure contro gli abusi”, mentre immagini, caricamento di file e voce hanno limiti separati, che OpenAI non indica con numeri. Il 31 ottobre 2026 la pagina dei prezzi di OpenAI, vista dall’Italia, indicava Go a 8 € al mese, Plus a 23 € e Pro da 103 €. La pagina di assistenza sugli annunci di OpenAI dice che gli annunci pubblicitari possono comparire sui piani Free e Go, non su Plus né su Pro.

Pagare ha senso se arrivi spesso a un limite, o se ti serve qualcosa che c’è solo in un piano a pagamento. Le risposte però non diventano più affidabili: le condizioni d’uso di OpenAI dicono, per tutti i piani, che i risultati “potrebbero non essere sempre accurati” (traduzione nostra). ChatGPT è gratis? spiega ogni piano di ChatGPT, come disdirlo e cosa offrono le versioni gratuite degli altri assistenti.

Come si scrive una buona prima richiesta?

Scrivi la richiesta, che si chiama prompt, come se spiegassi il lavoro a uno sconosciuto disponibile ad aiutarti: di’ cosa vuoi, dai il contesto e spiega come deve essere il risultato. La guida di Microsoft ai prompt di Copilot indica quattro parti (obiettivo, contesto, fonte e aspettative) e dice che l’unica davvero necessaria è un obiettivo chiaro. La guida di Google per Gemini suggerisce la stessa idea con altre parole (il ruolo che l’AI deve assumere, il compito, il contesto e il formato) e consiglia di scrivere come se parlassi con un’altra persona.

Tre esempi, due di casa e uno d’ufficio:

  1. Un messaggio. “Scrivi un messaggio breve e gentile per l’amministratore del mio condominio. La luce delle scale al secondo piano è rotta da due settimane e vorrei che venisse riparata entro questa settimana. Meno di 80 parole.”
  2. Una cena. “Ho pollo, patate, una zucchina e due limoni. Suggeriscimi due cene per due persone che si preparano in meno di 30 minuti, e dimmi cosa devo comprare.”
  3. Un’email di lavoro. “Ecco i miei appunti della riunione di oggi. Trasformali in un’email per il mio gruppo di lavoro, con un elenco di chi fa cosa ed entro quando.” Prima di incollare gli appunti, sostituisci i nomi e tutto quello che è riservato con dati inventati.

Se la risposta non va bene, continua la conversazione: “più breve”, “più formale”, “in italiano”, “spiegamelo come se avessi dodici anni”. Tutte e due le guide considerano normale questo botta e risposta. La guida di Microsoft dice anche che la stessa richiesta può dare ogni volta una risposta diversa, e che quello che ottieni va controllato.

Cosa sa fare bene l’AI, e dove sbaglia?

L’AI se la cava bene con prime bozze, riassunti, traduzioni, spiegazioni con parole più semplici e ricerche di informazioni da cui partire. In uno studio su 200.000 conversazioni con Microsoft Bing Copilot, Microsoft Research ha trovato che le persone chiedevano soprattutto aiuto per trovare informazioni e per scrivere.

Il suo punto debole principale sono le allucinazioni: quando l’AI inventa una risposta che sembra vera. Un articolo scientifico di ricercatori di OpenAI e del Georgia Tech, datato 4 settembre 2025, spiega perché succede. Questi programmi vengono addestrati e valutati con metodi che “premiano il tirare a indovinare più dell’ammettere l’incertezza”, come studenti che a un esame difficile rispondono a caso perché una risposta in bianco vale zero. In uno dei loro esempi, a un modello linguistico è stato chiesto il compleanno di uno degli autori, con l’istruzione di rispondere solo se lo sapeva: in tre tentativi ha dato tre date diverse, tutte sbagliate. I ricercatori propongono di cambiare il modo in cui l’AI viene valutata, in modo che ammettere un dubbio non venga più penalizzato.

Come proteggerti:

  • Controlla i fatti che contano: nomi, numeri, date, citazioni, leggi, prezzi. Chiedi le fonti e aprile: un link dato dall’AI può non dire quello che l’AI sostiene.
  • Usala come aiutante, non come esperto: le condizioni d’uso di OpenAI dicono che le sue risposte non vanno usate “come sostituto di una consulenza professionale”. Per le domande su salute, soldi e leggi rivolgiti a un medico, a una banca o a un avvocato, e ai siti ufficiali.
  • Se stai attraversando un momento difficile, parla con una persona: un medico, un familiare o un servizio di ascolto telefonico del tuo paese.

Cosa succede a quello che scrivi?

Il tuo messaggio arriva ai computer dell’azienda, dove viene scritta la risposta, e di solito resta salvato nel tuo account. Per sette dei nove assistenti, le pagine dei produttori dicono che le chat servono a migliorare la loro AI finché non lo disattivi o non ti opponi: ChatGPT, Claude, DeepSeek, Gemini (dai 18 anni), Meta AI, Mistral Vibe e Perplexity. Per Microsoft Copilot lo dicono solo le pagine della vecchia app, non quelle della nuova, disponibile dal 18 agosto 2026. xAI, che produce Grok, spiega come dire di no ma non dice se l’uso parte già attivo. Questo processo, con cui il programma impara dagli esempi, si chiama addestramento.

Qualunque assistente usi, ci sono tre impostazioni da controllare:

  1. L’interruttore dell’addestramento. In ChatGPT il percorso è Impostazioni > Controlli dei dati > “Migliora il modello per tutti” (OpenAI); in Gemini l’impostazione si chiama “Conserva attività”. In ChatGPT, disattivarla ferma l’uso futuro ma non cancella le chat già salvate.
  2. Chat temporanee o private. Diversi assistenti offrono una chat che non resta nella cronologia. OpenAI dice che una chat temporanea di ChatGPT non viene usata per l’addestramento, anche se una copia può restare fino a 30 giorni per motivi di sicurezza.
  3. Cancellare le chat. Una chat cancellata sparisce subito dal tuo elenco, ma non sempre dai sistemi dell’azienda: OpenAI dice che una chat cancellata su ChatGPT viene programmata per l’eliminazione definitiva entro 30 giorni, con eccezioni per motivi di sicurezza e legali.

Con qualunque impostazione, non incollare mai password, PIN o codici, referti medici con il tuo nome, documenti d’identità, dati personali di altre persone o segreti del tuo datore di lavoro. Nell’UE hai il diritto di vedere i tuoi dati, di farli cancellare e di opporti al loro uso, e in Italia puoi fare reclamo al Garante per la protezione dei dati personali, l’autorità italiana per la privacy. Cosa succede a quello che scrivi indica, per ciascuno dei nove assistenti, l’impostazione, il percorso nei menu e i tempi di cancellazione.

Come si creano immagini con l’AI, e come si riconosce un falso?

Creare immagini è spesso possibile anche con le versioni gratuite: OpenAI, per esempio, mette la creazione di immagini tra le funzioni di ChatGPT gratis, con un suo limite. Fai attenzione con le immagini di persone reali. Un falso realistico di qualcuno può fargli del male, e se lo fai per lavoro le regole europee ti obbligano a dichiarare che è artificiale (lo spiega più sotto il capitolo “Quali regole ti proteggono?”).

Riconoscere un falso è più difficile di quanto sembri, e nessun metodo è sicuro. In uno studio del 2022, le persone a cui era stato chiesto di separare i volti veri da quelli creati al computer hanno dato il 48,2% di risposte giuste, più o meno quello che si ottiene lanciando una moneta. Il metodo che funziona meglio ha tre passi: prima il contesto (chi l’ha pubblicato e se fonti affidabili ne parlano), poi un’eventuale etichetta o un marcatore nascosto nel file, e solo per ultimi i dettagli dell’immagine, che al massimo sono indizi deboli. L’app Gemini di Google può cercare SynthID, il segno invisibile che Google inserisce in quello che crea la sua AI, ma Google stessa avverte che “al momento Gemini può riconoscere solo i contenuti creati con gli strumenti Google AI”. Un’etichetta che manca non dimostra nulla.

Per le voci vale il consiglio della Federal Trade Commission (FTC), l’autorità statunitense che tutela i consumatori: “Non fidarti della voce.” Se una telefonata o un messaggio vocale di una persona che conosci ti chiede soldi, richiamala a un numero che sai essere il suo. Come capire se una foto o un video è fatto con l’AI? spiega i tre passi, le etichette su YouTube, Facebook, Instagram e TikTok e cosa fare quando trovi un falso.

Cos’è un agente AI, e quali permessi non dovresti dargli?

Un agente è un’AI che agisce al posto tuo: apre siti o app, clicca, scrive e compila moduli, a volte usando gli account in cui hai fatto l’accesso. Al 31 ottobre 2026 gli agenti offerti al pubblico se la cavano con compiti brevi, descritti con chiarezza e svolti mentre tu guardi, ma sbagliano ancora, molti richiedono un piano a pagamento e diversi non sono ancora offerti in Italia. Le pagine di assistenza di Google, per esempio, dicono che le attività in Gemini non sono disponibili nello Spazio economico europeo.

Il rischio principale ha un nome: prompt injection, cioè un’istruzione nascosta in una pagina web, in un’email o in un documento, che l’agente esegue come se gliel’avessi data tu. Immagina un agente che ordina gli ingredienti da un sito di ricette, dove un testo invisibile gli dice di inoltrare a uno sconosciuto l’ultima email della tua banca. I produttori dicono che i loro filtri riducono questo rischio, ma non lo eliminano.

Prima di lasciare un agente libero di agire:

  • comincia con un compito a basso rischio, come confrontare prezzi o riempire un carrello che poi controlli tu;
  • usa un profilo del browser separato, senza gli account della banca, della salute o dei servizi pubblici;
  • non scrivere mai password, numeri di carta o codici nella chat;
  • lascia attiva l’impostazione che obbliga l’agente a chiederti il via libera prima di pagare o di inviare qualcosa;
  • guardalo mentre lavora, e fermalo se va dove non te lo aspetti.

Sei agenzie governative per la sicurezza informatica danno lo stesso consiglio di fondo nella loro guida comune del 1° maggio 2026: usare gli agenti solo “per compiti a basso rischio e non sensibili”. Che cos’è un agente AI? elenca gli agenti disponibili oggi, i piani che richiedono, dove funzionano e le impostazioni che ti lasciano il controllo.

E i bambini e i ragazzi?

Parti dall’età minima. Sette dei nove assistenti della tabella ammettono utenti dai 13 anni, o da un’età più alta fissata dal tuo paese, e diversi chiedono il permesso di un genitore per i minorenni; Claude richiede 18 anni, e DeepSeek dice di essere pensato principalmente per adulti. In Italia, Google fissa a 14 anni l’età per gestire da soli il proprio Account Google. La legge italiana sull’intelligenza artificiale, la n. 132 del 2025, all’articolo 4, comma 4 stabilisce: “L’accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale da parte dei minori di anni quattordici nonché il conseguente trattamento dei dati personali richiedono il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale”. In pratica, sotto i 14 anni serve il consenso di un genitore o di un tutore.

Due produttori descrivono strumenti per le famiglie. OpenAI attiva ChatGPT for Teens quando ritiene che un account appartenga a una persona con meno di 18 anni, con protezioni sugli argomenti delicati e un controllo parentale facoltativo; OpenAI dice che questo controllo non permette al genitore di leggere le conversazioni del figlio. Google permette a un genitore di disattivare Gemini per un figlio sotto i 13 anni tramite Family Link, la sua app per gestire l’account di un bambino.

In Italia ChatGPT può anche chiedere a un adulto un selfie dal vivo o un documento d’identità per confermarne l’età. Perché ChatGPT mi chiede il documento o un selfie? spiega chi fa il controllo, cosa OpenAI dice di ricevere e come distinguere una richiesta vera da una truffa. Se tuo figlio usa un assistente, configurarlo insieme è un buon momento per guardare l’età, le impostazioni sulla privacy e cosa non condividere.

L’AI cambierà il tuo lavoro o la tua scuola?

Sul lavoro, i grandi studi sono più d’accordo di quanto facciano pensare i titoli dei giornali. L’AI potrebbe svolgere alcuni compiti in una quota di lavori che, a seconda dello studio, va da uno su quattro a quasi quattro su dieci nel mondo: l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ha trovato un lavoratore su quattro in un lavoro con una certa esposizione all’AI generativa, e il Fondo monetario internazionale (FMI) ha stimato che nel mondo quasi il 40% dei lavori è esposto all’AI. “Esposto” vuol dire che l’AI potrebbe svolgere una parte del lavoro, non che il posto sparirà. Fino a metà 2026, l’Employment Outlook 2026 dell’OCSE diceva che le aziende “potrebbero aver cominciato ad automatizzare alcuni lavori”, “anche se finora i dati ne mostrano pochi segni”. Un primo segnale d’allarme arriva da Stanford: negli Stati Uniti l’occupazione dei giovani tra i 22 e i 25 anni nei lavori più esposti era più bassa del 19% rispetto a quella che ci sarebbe stata, soprattutto perché ne sono stati assunti meno, anche se gli autori non sostengono che sia dimostrato che la causa è l’AI.

Cosa puoi fare: fai la lista dei compiti della tua settimana, prova un assistente su uno dei compiti che fai davanti a uno schermo, tieni fuori i dati riservati e chiedi una formazione al tuo datore di lavoro. In base alla legge europea sull’AI, le aziende che usano sistemi di AI devono prendere misure per sostenere l’alfabetizzazione sull’AI del proprio personale, come spiegano le domande e risposte della Commissione europea.

A scuola o all’università, chiedi all’insegnante cosa è permesso prima di usare l’AI per i compiti, e di’ quando l’hai usata. L’intelligenza artificiale mi toglierà il lavoro? mette a confronto i principali studi, con quello che ciascuno ha misurato e quello che non può dimostrare.

Quali regole ti proteggono?

Nell’UE la legge principale è l’AI Act, e la maggior parte delle sue regole si applica dal 2 agosto 2026. Per chi usa l’AI tutti i giorni, la parte più visibile è l’articolo 50, quello sulla trasparenza:

  • un’AI che parla con le persone deve far capire chiaramente che è un’AI, a meno che non sia evidente;
  • le aziende la cui AI produce immagini, video, audio o testi devono marcarli in un modo che le macchine sanno leggere, perché si possa riconoscere che sono artificiali; gli strumenti già in vendita prima del 2 agosto 2026 hanno tempo fino al 2 dicembre 2026;
  • chi usa l’AI per fare un deepfake, cioè un’immagine, un video o un audio falso ma realistico di persone o fatti reali, deve dire che è artificiale; la legge lascia fuori l’uso puramente personale, non professionale.

Le regole più severe per gli usi ad alto rischio, come l’AI che aiuta a scegliere chi assumere, si applicano dal 2 dicembre 2027, in base allo stesso articolo 113. Anche con l’AI valgono i diritti che ti dà il GDPR, la legge europea sulla protezione dei dati. In Italia la legge n. 132 del 23 settembre 2025 sull’intelligenza artificiale è in vigore dal 10 ottobre 2025. Queste regole non rendono corrette le risposte dell’AI e non fermano chi le viola, quindi i controlli di questa guida restano validi. Per il tuo caso specifico, chiedi a un avvocato.

Quanta energia e quanta acqua consuma l’AI?

Ogni domanda usa un po’ di elettricità e di acqua in un data center, un edificio pieno di computer, ma le stime variano molto, perché le aziende misurano cose diverse in modi diversi. Ecco tre cifre, ciascuna presa dall’organizzazione che l’ha prodotta:

  • Google, per la sua app Gemini: a maggio 2025 la domanda di testo mediana, cioè quella che sta a metà tra le più leggere e le più pesanti, ha usato 0,24 wattora di elettricità e 0,26 millilitri d’acqua, circa cinque gocce. Google paragona quell’elettricità a meno di nove secondi di televisione. Conta i computer, le macchine di riserva tenute pronte e il raffreddamento del data center, e dice che le cifre non rappresentano tutte le domande fatte a Gemini e che “non sono state verificate da una terza parte indipendente”.
  • Mistral AI, che produce Mistral Vibe, a luglio 2025 ha pubblicato un’analisi del ciclo di vita, fatta con la società di consulenza Carbone 4 e con l’agenzia francese per l’ambiente ADEME, e rivista da altre due società. Una risposta di 400 token (i pezzetti di testo che questi programmi contano) del suo assistente Le Chat, ora Mistral Vibe, ha usato 45 millilitri d’acqua e prodotto 1,14 grammi di CO2 equivalente, l’unità con cui di solito si misurano i gas serra. Mistral dice che le sue cifre comprendono anche gli impatti a monte, come la fabbricazione dei server, e definisce lo studio “una prima approssimazione”.
  • L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), per il mondo intero: l’elettricità usata dai data center, per l’AI e per tutto il resto, è cresciuta del 17% nel 2025, e l’agenzia prevede che raddoppi entro il 2030. È una previsione, non una misura.

La distanza tra le cifre sull’acqua di Google e di Mistral mostra quanto conti il metodo. Tutte e due riguardano risposte di testo: nessuna dà una cifra per immagini, video o lunghe ricerche.

Undici parole da conoscere

  • Assistente AI, o chatbot: un programma con cui parli scrivendo o a voce, e che ti risponde con parole normali.
  • Modello linguistico: il programma che sta dietro un assistente, addestrato su enormi quantità di testo per scriverne di nuovo.
  • AI generativa: l’AI che crea testi, immagini, video, voci o musica nuovi.
  • Prompt: la richiesta che scrivi all’AI.
  • Allucinazione: quando l’AI inventa una risposta che sembra vera.
  • Addestramento: il modo in cui il programma impara dagli esempi; le tue chat possono diventare esempi, a meno che tu non lo disattivi.
  • Chat temporanea: una conversazione che non resta nella cronologia; l’azienda può comunque conservarne una copia per un certo tempo.
  • Agente AI: un’AI che clicca, scrive e compila moduli al posto tuo.
  • Prompt injection: un’istruzione nascosta in una pagina o in un messaggio che inganna un agente e gli fa fare qualcosa che non hai chiesto.
  • Deepfake: un’immagine, un video o una voce falsi ma realistici di una persona o di un fatto reali, creati con l’AI.
  • AI Act: la legge europea sull’intelligenza artificiale, con la maggior parte delle regole applicabili dal 2 agosto 2026.

Per continuare

Domande frequenti

L'intelligenza artificiale è gratis?

Tutti e nove gli assistenti più noti messi a confronto su questo sito si possono provare senza pagare, con limiti che la maggior parte dei produttori descrive solo a parole. Il 31 ottobre 2026 il piano a pagamento più economico indicato in euro era Google AI Plus, a 4,99 € al mese, e ChatGPT Go costava 8 € al mese sulla pagina dei prezzi di OpenAI vista dall'Italia. Paga solo se arrivi spesso ai limiti della versione gratuita o se ti serve qualcosa che il piano a pagamento aggiunge. ChatGPT è gratis? spiega nel dettaglio i piani di ChatGPT.

Quale intelligenza artificiale conviene usare?

Dipende da cosa ti serve, non da una classifica. Controlla quattro cose: quanto puoi spendere, l'età minima se l'assistente è per un ragazzo o una ragazza (va da 13 a 18 anni), se i menu sono nella tua lingua e come il produttore usa le tue chat. Assistenti AI a confronto mette in fila questi dati per nove assistenti, con il link alla pagina di ogni produttore.

Usare l'intelligenza artificiale è sicuro?

Per le domande di tutti i giorni può esserlo, se sai cosa succede ai tuoi messaggi. Quello che scrivi resta salvato sui computer dell'azienda, può essere controllato da persone per scoprire abusi e, per la maggior parte dei produttori, serve a migliorare l'AI finché non lo disattivi. Non scrivere password, referti medici, documenti d'identità né dati di altre persone, e verifica ogni risposta su salute, soldi o leggi con un professionista o una fonte ufficiale.

L'intelligenza artificiale capisce quello che dice?

Non come una persona. Un modello linguistico scrive le parole che si adattano meglio alla tua richiesta, in base all'enorme quantità di testi da cui ha imparato, e può scrivere una risposta scorrevole e sicura che però è falsa. Alcuni ricercatori di OpenAI e del Georgia Tech lo paragonano a uno studente che a un esame difficile tira a indovinare invece di lasciare la risposta in bianco. Trattalo come un aiutante veloce di cui controlli il lavoro, non come un esperto che conosce la tua situazione.

Perché l'intelligenza artificiale si inventa le cose?

Uno studio di ricercatori di OpenAI e del Georgia Tech, datato 4 settembre 2025, spiega che il modo in cui questi programmi vengono addestrati e valutati premia chi tira a indovinare più di chi risponde onestamente "non lo so", e così imparano a tirare a indovinare quando non sono sicuri. Il risultato è una risposta che sembra giusta e non lo è, quella che gli esperti chiamano allucinazione. Chiedi le fonti e aprile, e controlla nomi, numeri, date e citazioni prima di fidarti.

L'intelligenza artificiale può sostituire un motore di ricerca?

Per alcune domande può aiutare, ma non ti risparmia le verifiche. Diversi assistenti cercano sul web al posto tuo, e OpenAI dice che può farlo anche chi usa ChatGPT gratis. La risposta però la scrive sempre un modello linguistico, che può capire male una pagina o citarla male: apri i link che ti dà. Per i dati ufficiali, come leggi, scadenze o prezzi, vai sul sito ufficiale.

Quanta energia e quanta acqua consuma l'intelligenza artificiale?

Le stime variano molto, perché le aziende misurano cose diverse. Google dice che a maggio 2025 la domanda di testo mediana fatta alla sua app Gemini ha usato 0,24 wattora di elettricità e 0,26 millilitri d'acqua. Lo studio sul ciclo di vita di Mistral AI indica 45 millilitri d'acqua per una risposta di testo di lunghezza fissa del suo assistente Le Chat, ora Mistral Vibe, e conta più del solo data center. Nessuna delle due cifre vale per ogni tipo di richiesta.

Argomenti: AI per principianti, assistenti AI, ChatGPT, Gemini, privacy, agenti AI, AI Act

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