Teleoperazione
Il comando a distanza di un robot o di una macchina: un operatore umano invia i comandi e di solito osserva la scena attraverso le telecamere e i sensori del robot.
Foto: Sebastian Scholz (Nuki) / Unsplash
La teleoperazione (teleoperation), cioè il comando di una macchina da parte di un operatore remoto, è consolidata da tempo nel disinnesco degli ordigni, nei lavori subacquei e nella chirurgia robotica. È diventata un tema dei robot di casa perché produttori e laboratori la usano in tre modi: per completare i compiti che il software del robot non sa ancora gestire, per sbloccare il robot quando resta incastrato e per registrare dimostrazioni che diventano dati di addestramento per i modelli di embodied AI, l’AI che controlla il corpo di un robot. 1X, per esempio, scrive nella pagina d’ordine di NEO che per i compiti complessi che NEO non conosce un esperto di 1X (un “Expert”) può supervisionarlo da remoto in orari programmati.
Ne derivano due compromessi. Il comando a distanza vale quanto la connessione: una latenza alta rende i movimenti fini lenti e goffi. E in casa l’operatore può vedere ciò che vedono le telecamere del robot, quindi conta sapere quando può iniziare una sessione, se chi vive in casa viene avvisato e che cosa viene registrato.
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